Il Museo

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«Spazio virtuale della memoria. Museo della Resistenza della Crimea» è un luogo della memoria dedicato alle persone che, dal 2014, resistono all’occupazione temporanea da parte della Russia della Repubblica Autonoma di Crimea e che sono vittime dell’occupazione russa e delle persecuzioni politiche del Cremlino. Tra loro vi sono coloro che si sono apertamente opposti all’occupazione, hanno aiutato altre persone e documentato i crimini, così come le persone perseguitate dal sistema repressivo russo per la loro cittadinanza ucraina, per il rifiuto di accettare documenti russi, per la loro posizione filoucraina, per le loro convinzioni religiose, per il loro impegno civico, per la loro attività giornalistica o per le loro dichiarazioni pubbliche. Vengono detenute illegalmente, rapite, incarcerate, torturate e condannate sulla base di accuse fabbricate. In queste storie, la libertà di una persona viene sottratta non per aver commesso un crimine, ma per il suo rifiuto di accettare l’occupazione e le regole che essa impone.

Il Museo racconta le storie di persone che le autorità di occupazione russe cercano di ridurre a numeri di procedimenti penali, sentenze e statistiche. Ma dietro ogni caso c’è una persona concreta: la sua famiglia, la sua professione, i suoi sogni, la sua vita quotidiana. Per questo, al centro del Museo non vi è soltanto il fatto della repressione, ma anche la storia umana, la memoria della persona e la voce dei suoi familiari.

Un ruolo particolare nel lavoro del Museo è svolto dalla collaborazione con le organizzazioni della società civile e per i diritti umani, con i familiari dei prigionieri politici e con gli ex prigionieri politici crimeani. Si tratta di organizzazioni e persone che da anni impediscono che vengano dimenticati coloro che la Russia cerca di isolare dal mondo: documentano le persecuzioni, sostengono le famiglie, raccolgono testimonianze, raccontano i processi e le sentenze e si impegnano per la liberazione delle persone detenute illegalmente.

Per il Museo è di straordinaria importanza la voce di coloro che sono tornati dalla prigionia russa. Gli ex prigionieri politici crimeani ricordano costantemente le persone con cui hanno condiviso la detenzione. Raccontano di coloro che sono rimasti in prigionia, delle condizioni di detenzione, delle umiliazioni, delle torture, delle malattie e della pressione psicologica. Questi racconti contengono spesso dettagli terribili che è impossibile trasmettere attraverso il linguaggio asciutto dei documenti giudiziari. Allo stesso tempo, raccontano la capacità di resistenza dell’essere umano, il sostegno reciproco e la capacità di non lasciarsi spezzare anche là dove si cerca di privare una persona di tutto.

Accanto a loro vi sono i familiari di coloro che si trovano ancora nelle carceri russe o in stato di prigionia. Da anni aspettano i propri cari, li sostengono, parlano pubblicamente di loro e non permettono al mondo di dimenticare i loro nomi. Per il Museo, le loro voci sono particolarmente importanti: aiutano a vedere, dietro un procedimento politico, non soltanto le circostanze della persecuzione, ma un’intera vita e una famiglia la cui esistenza è stata trasformata dalla repressione russa.

Un altro importante ambito di attività è la cooperazione museale internazionale. Dal 2014, i curatori del progetto collaborano con il Mauermuseum – Museum Haus am Checkpoint Charlie di Berlino, un museo che da decenni conserva le storie delle lotte per la libertà e i diritti umani. Questa collaborazione permette di raccontare le storie dei prigionieri politici in un più ampio contesto europeo, attraverso oggetti, storie personali e pratiche museali che aiutano a raccontare la resistenza ai sistemi repressivi. Un esempio è costituito da un rosario realizzato con il pane da Server Mustafayev in una prigione russa per suo figlio. L’oggetto originale è conservato presso il Mauermuseum di Berlino. Nello «Spazio virtuale della memoria. Museo della Resistenza della Crimea», questo oggetto è presentato come oggetto digitale: è possibile vederlo, conoscere la storia della sua realizzazione e comprendere il significato che ha per una persona che si trova in prigionia e pensa a suo figlio. In questo modo, il Museo può riunire testimonianze materiali originali conservate in diversi Paesi all’interno di un’unica storia: la storia della resistenza crimeana.

La resistenza crimeana è parte della storia dell’Ucraina, una storia che tutta l’Ucraina e il mondo intero devono conoscere. La repressione russa contro i cittadini ucraini non è iniziata nel 2022. È iniziata subito dopo l’occupazione, nel 2014. Mentre il mondo cercava ancora di comprendere ciò che stava accadendo, in Crimea attivisti e giornalisti erano già perseguitati, venivano effettuate perquisizioni illegali, le persone venivano rapite, venivano costruiti procedimenti penali basati su accuse infondate e venivano inflitte lunghe pene detentive. Allo stesso tempo, per anni la Russia ha cercato di imporre al mondo la propria versione degli eventi attraverso la disinformazione, la propaganda e la distorsione della storia. Per questo il Museo non è soltanto un luogo della memoria, ma anche uno strumento di contrasto alla disinformazione e alla propaganda russe. Le storie vere delle persone, i documenti e le testimonianze dei prigionieri politici e delle loro famiglie permettono di vedere gli eventi così come sono realmente accaduti e di contrastare i tentativi della Russia di cancellare la presenza ucraina e riscrivere la storia della resistenza nella penisola di Crimea temporaneamente occupata.

Il Museo conserva questa memoria insieme a coloro che documentano i crimini, sostengono i prigionieri politici e le loro famiglie, sono tornati dalla prigionia o continuano ad aspettare i propri cari. Contribuisce a trasmettere questa memoria, da coloro che hanno vissuto questi eventi a coloro che devono conoscerli oggi e domani.

La memoria aiuta a chiamare i crimini con il loro vero nome, impedisce che le vittime scompaiano nelle statistiche e ricorda il prezzo che la società paga per difendere la libertà. Questo è un Museo dedicato a coloro che hanno resistito e continuano a resistere. A coloro che la Russia ha cercato di ridurre al silenzio. A coloro che sono tornati e continuano a parlare per se stessi e per coloro che ancora non possono parlare in prima persona. A persone i cui nomi l’Ucraina deve conoscere e le cui storie il mondo intero deve conoscere.



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